Ep. 02: Effetto domino

Dopo il Kansas-Nebraska Act, le tessere cominciarono a cadere una dopo l’altra. Il Partito Repubblicano prese forma, le elezioni di metà mandato ribaltarono gli equilibri al Congresso, il Kansas scivolò verso la guerra civile in miniatura e un senatore venne picchiato a sangue nell’aula del Senato. Nel mezzo di tutto questo, Abraham Lincoln tornò a fare politica e trovò il linguaggio con cui avrebbe costruito la propria carriera. Questo episodio copre il periodo 1854–1858: quattro anni in cui la questione della schiavitù e il Partito Repubblicano si intrecciarono fino a rendere inevitabile quello che sarebbe venuto dopo.

Lincoln torna in campo

Per buona parte del 1854, Abraham Lincoln era rimasto ai margini del nuovo movimento anti-Nebraska. Stava lavorando al caso legale più importante della sua carriera e, pur condividendo la contrarietà al Kansas-Nebraska Act, non si era ancora schierato con i repubblicani. Fu l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato a riportarlo in campo.

A Springfield, in Illinois, Lincoln tenne un discorso in cui articolò la propria posizione: il punto di partenza non doveva essere la Costituzione, ma la Dichiarazione di Indipendenza e il principio di uguaglianza che vi era enunciato. I Padri Fondatori, prima ancora di scrivere la Costituzione, avevano emanato l’Ordinanza del Nord-ovest, che confinava la schiavitù nel Sud. L’opposizione alla sua espansione, sosteneva Lincoln, non era una posizione radicale: era parte delle fondamenta stesse del Paese.

Le elezioni di metà mandato: lo smottamento

All’epoca non esisteva un’unica giornata elettorale nazionale. Ogni Stato teneva le proprie elezioni della Camera dei Rappresentanti in periodi diversi, e le elezioni di metà mandato del Presidente democratico Franklin Pierce si svolsero a tappe tra l’agosto del 1854 e il novembre del 1855.

Il risultato fu uno smottamento. Nel Nord, su 142 seggi disponibili, 120 andarono a candidati della fazione anti-Nebraska. Il Partito Know Nothing — nativista e xenofobo — ne conquistò 51; la fazione genericamente Anti-Nebraska 22; il neonato Partito Repubblicano 14. I danni per i democratici si estesero ai parlamenti statali, e poiché i senatori erano ancora eletti dalle legislature statali, anche al Senato la coalizione anti-schiavitù guadagnò terreno, arrivando a 11 seggi. L’equilibrio che i compromessi precedenti avevano tentato di costruire era saltato.

Il Kansas: la terza tessera

Il Kansas-Nebraska Act aveva un difetto strutturale: non specificava quando né come i cittadini di un territorio avrebbero dovuto decidere sulla schiavitù. Questo lasciò la porta aperta a ogni forma di manipolazione.

Già nelle elezioni del 1854, entrambe le fazioni avevano mandato propri sostenitori in Kansas per influenzare il voto. Nel marzo del 1855, quando il Kansas doveva eleggere il proprio parlamento territoriale, migliaia di cittadini di altri Stati si presentarono armati per sovvertire l’esito. La fazione pro-schiavitù vinse, ma i coloni anti-schiavitù non riconobbero i risultati e cominciarono ad armarsi a loro volta.

Il New York Tribune e il Chicago Tribune — entrambi vicini ai repubblicani — raccontavano quotidianamente di torture pubbliche, di giurie composte esclusivamente da pro-schiavisti, di un governo locale che stava valutando di processare i cosiddetti free men come fuorilegge. Il Presidente Pierce riconobbe la legislatura filoschivista come unica legittima e dichiarò fuorilegge la fazione opposta.

Il 21 maggio 1856, un gruppo di fautori della schiavitù saccheggiò Lawrence, la principale roccaforte dei free men: bruciarono un hotel e una tipografia, devastarono le abitazioni. Tre giorni dopo, l’abolizionista John Brown guidò un gruppo di sette uomini — tra cui quattro suoi figli — fino alla Pottawatomie Valley, dove uccisero cinque uomini: era il Bleeding Kansas.

Charles Sumner e il tentato omicidio in Senato

Il 22 maggio 1856 cadde un’altra tessera. Charles Sumner, Senatore repubblicano del Massachusetts, aveva impiegato due mesi a preparare un discorso di 112 pagine — imparato a memoria, pronunciato in cinque ore nell’arco di due giorni — intitolato “The Crime against Kansas”.

Il discorso era costruito su una metafora brutale: il Kansas come una ragazza schiava abusata dal proprio padrone. Ma Sumner non si fermò alla metafora. Fece nomi: attaccò il Senatore sudista Andrew Pickens Butler, accusandolo di essere innamorato della schiavitù come di un’amante, disposto a portare la South Carolina fuori dall’Unione pur di difenderla.

Due giorni dopo la fine del discorso, Preston Brooks — Rappresentante della South Carolina e cugino di Butler — raggiunse Sumner alla sua scrivania nell’aula del Senato e lo colpì più volte con un bastone, fino a farlo perdere conoscenza. I senatori del Sud assistettero senza intervenire. Per il Nord, quella scena era la conferma che lo Slave Power era disposto a eliminare fisicamente chi si opponesse ai propri interessi — anche all’interno delle istituzioni.

Le elezioni del 1856 e la sentenza Dred Scott

Nel maggio del 1856, Lincoln lasciò definitivamente il Partito Whig e si unì ai repubblicani. Il Partito lo invitò a tenere il discorso conclusivo alla propria Convention in vista delle presidenziali di quell’anno.

Il Partito Repubblicano candidò John C. Frémont, esploratore della California, su una piattaforma contraria all’espansione della schiavitù verso est. Il Partito Know Nothing candidò Millard Fillmore, già Presidente del Partito Whig. I democratici scelsero James Buchanan della Pennsylvania, che aveva trascorso gli anni della crisi come diplomatico in Gran Bretagna — una posizione lontana dalle polemiche interne, che lo rendeva un candidato difficile da attaccare.

Buchanan vinse con 174 voti elettorali contro i 114 di Frémont e gli 8 di Fillmore. In termini di voti assoluti, Frémont e Fillmore insieme superarono Buchanan di 400mila voti. Molti avevano probabilmente votato Buchanan sperando che un democratico potesse riportare la calma.

Non andò così. Il giorno della propria inaugurazione, il 4 marzo 1857, Buchanan anticipò che la Corte Suprema avrebbe presto emesso una sentenza decisiva sulla schiavitù nei territori. Due giorni dopo, la Corte pubblicò la sentenza Dred Scott v. Sandford: un ex schiavo che aveva vissuto in Stati dove la schiavitù era illegale non aveva acquisito la libertà, perché gli afroamericani non erano cittadini e non potevano godere dei diritti costituzionali. La Corte aggiunse che il Congresso non aveva il potere di vietare la schiavitù nei territori. Nel Nord, l’impressione che Buchanan avesse orchestrato i tempi della sentenza per non danneggiare la propria campagna elettorale alimentò una rabbia già difficile da contenere.

Il discorso della Casa Divisa

Nel giugno del 1858, il Partito Repubblicano dell’Illinois candidò Lincoln al Senato, nel collegio detenuto da Stephen Douglas — l’artefice del Kansas-Nebraska Act. Nell’accettare la nomination, Lincoln pronunciò il discorso che avrebbe preso il nome di Casa Divisa:

Credo che questo Governo non possa durare se sarà permanentemente metà schiavista e metà libero. Non mi aspetto che quest’Unione si dissolva. Non mi aspetto che questa casa cada. Ma mi aspetto che smetta di essere divisa. O sarà una sola cosa o sarà l’altra.

Seguirono mesi di dibattiti pubblici tra Lincoln e Douglas. Il Senatore democratico sosteneva che la schiavitù fosse una questione di autodeterminazione locale; sugli afroamericani era esplicito: “Questo è il nostro governo, fatto dai bianchi a beneficio dei bianchi per essere governato dai bianchi.” Lincoln ribatteva tornando ogni volta alla Dichiarazione di Indipendenza: se si cominciava a fare eccezioni al principio di uguaglianza, non c’era motivo logico per fermarsi.

Lincoln perse le elezioni e Douglas fu rieletto. Ma quei dibattiti gli diedero una visibilità nazionale che avrebbe contato di più, nel lungo periodo, di un seggio al Senato.

La visione del Sud e il discorso del fango

Fu in quel periodo che il senatore della South CarolinaJames Henry Hammond tenne al Senato un discorso che aiutò i repubblicani a costruire non solo un’identità contraria a qualcosa, ma favorevole a qualcosa di preciso.

Hammond descrisse la società americana come una struttura piramidale: alla base, una massa di lavoratori senza abilità — il “fango” su cui tutto si regge — destinata a restare ai margini, sia per incapacità propria sia perché soddisfatta della propria condizione. Sopra, i gentiluomini — e poiché i più ricchi stavano nel Sud, spettava al Sud guidare il Paese. Il fango non doveva interferire con la politica, perché avrebbe chiesto la redistribuzione della ricchezza.

La risposta repubblicana a questa visione era già implicita nelle parole di Lincoln: un Paese fondato sull’uguaglianza non poteva essere governato da un’oligarchia che si nutriva del lavoro non retribuito degli schiavi. Fu su questa contrapposizione — non solo contro la schiavitù, ma per un modello di società diverso — che il Partito Repubblicano avrebbe costruito la propria campagna presidenziale del 1860.

Show Notes:

Episodio 1: All'ombra della schiavitù