Un documento pubblicato in sordina
La National Security Strategy è stata diffusa senza un discorso del Presidente né del Consigliere per la Sicurezza Nazionale, né del Segretario di Stato, un rilascio notturno che ha fatto discutere. Secondo Rebecca Lissner,
una lettura attenta della NSS rivela una miriade di asserzioni senza fondamento e incoerenze interne. Ma nessun documento scritto può veramente guidare, catturare o disciplinare la politica estera di Trump, spesso impulsiva, erratica o opportunistica.
Per Lissner, la pubblicazione senza cerimonia suggerisce che la Casa Bianca la consideri più una casella da spuntare che una dichiarazione vincolante di intenti strategici, tanto che il suo pubblico, dal Campidoglio alle capitali alleate, dovrebbe “ignorarla in modo opportuno”.
Il documento si inserisce nella stessa logica che l’Amministrazione Trump ha applicato fin dai primi giorni alle istituzioni interne, dagli studi legali alle università fino al Dipartimento dell’Istruzione: una revisione sistematica di ogni traccia considerata “liberal”. In politica estera, questa linea si è già tradotta nello smembramento dell’USAID e nell’uso dei dazi doganali non solo come leva commerciale ma come strumento di pressione politica. La NSS 2025 estende questa impostazione anche al linguaggio ufficiale: “Le nostre élite hanno profondamente frainteso la disponibilità dell’America di portare sulle spalle il peso del mondo anche quando il popolo americano non ha visto connessioni con l’interesse nazionale”, si legge nel documento, che parla di un impegno mal calcolato “sul globalismo e sul cosiddetto libero commercio”.
Rispetto alla strategia del 2017, il testo del 2025 abbandona i riferimenti al ruolo della Costituzione come argine contro il potere incontrollato e i toni positivi sulle istituzioni multilaterali come ONU e NATO. Anche sul commercio il cambio di rotta è netto: se nel 2017 si chiedevano relazioni “più giuste”, oggi la strategia adotta un’impostazione apertamente mercantilista, con gli Stati Uniti descritti quasi come un’azienda alla ricerca di contratti pubblici all’estero, più che come governo.
