Ep: 02 - Texas e North Carolina: duelli di metà mandato

Texas e North Carolina sono due degli Stati più interessanti da cui passerà il controllo del Senato nel 2026. In North Carolina i democratici puntano sull’ex Governatore Roy Cooper per sottrarre un seggio ai repubblicani in uno Stato che rimane contendibile. In Texas, invece, il Partito Repubblicano rischia di consegnare un seggio sicuro ai democratici a causa di una guerra interna feroce tra il Senatore uscente John Cornyn e il Procuratore Generale del Texas Ken Paxton — con l’aggiunta di un terzo candidato, Wesley Hunt, a complicare ulteriormente i giochi.

Texas North Carolina: duelli di metà mandato

North Carolina: l’oasi nel deserto

La North Carolina è lo Stato swing che i democratici inseguono da anni. Barack Obama la vinse nel 2008, ma da allora ogni candidato presidenziale democratico l’ha persa, spesso di pochi punti. Trump l’ha vinta tutte e tre le volte con margini ridotti: 3,66% nel 2016, 1,34% nel 2020, 3,23% nel 2024.

A livello statale, però, il quadro è diverso. I democratici riescono a vincere governatorati e cariche locali anche negli anni in cui perdono le presidenziali. Ed è da questa tradizione che emerge Roy Cooper, governatore dal 2017 al 2025 e procuratore generale prima ancora, con una storia di vittorie elettorali in un contesto sfavorevole.

Il seggio è libero: Thom Tillis ha scelto di non ricandidarsi dopo mesi di frizioni con Trump, culminate con la One, Big, Beautiful Bill. I repubblicani puntano su Michael Whatley, presidente del Partito Repubblicano del Texas e poi nazionale, forte del sostegno di Trump ma senza esperienza elettorale diretta con i cittadini.

I sondaggi, anche quelli finanziati dai repubblicani, danno Cooper in vantaggio netto. Il profilo di Cooper — conosciuto dall’opinione pubblica, capace di vincere in contee rurali riducendo i margini repubblicani — lo rende il candidato ideale per uno Stato che rimane contendibile. In un anno difficile per i democratici al Senato, la North Carolina è la loro migliore opportunità per guadagnare un seggio.

Texas: la guerra civile repubblicana

Il Texas è uno Stato conservatore per definizione. Eppure i repubblicani sono in difficoltà, non per colpa dei democratici ma per le proprie divisioni interne.

John Cornyn è senatore dal 2003, ha guidato il braccio elettorale del partito raccogliendo 400 milioni di dollari, ha fatto passare alcune delle leggi più importanti dell’ultimo decennio e ha ottenuto la conferma di giudici federali chiave come Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh. Eppure nel 2026 è il senatore repubblicano più a rischio — non per mano dei democratici, ma del suo stesso partito.

Il punto di rottura è arrivato nel 2022, quando dopo la strage nella scuola elementare di Uvalde — 19 studenti e due insegnanti uccisi — Cornyn lavorò a una legge bipartisan sul controllo delle armi, per quanto limitata. Alla Convention repubblicana del Texas fu accolto da fischi. Quel giorno, a ricevere gli applausi, fu Ken Paxton.

Paxton, procuratore generale del Texas, porta con sé una lista di scandali lunga anni: accuse di corruzione, una relazione extraconiugale con una dipendente di un suo donatore, un impeachment da parte dello stesso Partito Repubblicano della Camera statale e una successiva assoluzione al Senato. A luglio 2025 la moglie Angela ha chiesto il divorzio per “questioni bibliche”, mentre lei stessa era stata senatrice durante il suo processo di impeachment. Ogni nuova notizia di questa saga è stata sfruttata dalla campagna di Cornyn.

Nel mezzo si è inserito Wesley Hunt, rappresentante alla Camera: più giovane di Paxton, altrettanto allineato con Trump ma senza i suoi scandali. La sua candidatura ha complicato i calcoli di Cornyn, rendendo quasi certo un ballottaggio al secondo turno del 26 maggio.

Sul piano delle risorse, Cornyn domina: 7 milioni raccolti nell’ultimo trimestre del 2025 contro 1,1 milioni di Paxton. Ha l’appoggio dei leader del Senato, dell’ex governatore Rick Perry e degli apparati istituzionali del partito. Trump, invece, ha scelto di non scegliere: “Mi piacciono tutti e tre. Di solito sei costretto a sceglierne uno — vedremo cosa succede.”

Il fronte democratico in Texas

Anche tra i democratici la partita è tutt’altro che semplice. I due candidati principali rappresentano due visioni opposte su come provare a rendere competitivo lo Stato.

James Talarico, 38 anni, rappresentante statale di un sobborgo di Austin, costruisce la sua campagna su un messaggio moderato e su una forte componente religiosa in chiave progressista. Parla spagnolo ai comizi nelle zone ispaniche, cita Bad Bunny, organizza eventi in spazi dedicati a Bush Senior. La sua tesi: per vincere in Texas bisogna allargare la coalizione oltre la base democratica tradizionale. I suoi numeri finanziari sono impressionanti: 7,5 milioni raccolti nelle prime sei settimane del 2026, 20 milioni totali da settembre.

Jasmine Crockett, deputata afroamericana nota per il suo stile combattivo nelle commissioni parlamentari, punta invece sulla mobilitazione della base democratica e su un profilo esplicitamente anti-Trump. È la candidata preferita dai repubblicani, che secondo NOTUS hanno attivamente favorito la sua candidatura — compresi sondaggi commissionati ad hoc quando ancora non si era candidata — nella convinzione che sia la più facile da battere alle generali.

L’ago della bilancia sarà l’elettorato latinoamericano, che nel 2024 si è spostato nettamente verso destra. Talarico lo insegue attivamente; Crockett punta sui quartieri neri di Dallas e del Texas orientale. I sondaggi dell’Università del Texas danno Crockett in vantaggio di 18 punti nelle primarie, ma Talarico vince i latinos di 6 punti.

Show Notes:

North Carolina

Texas: la guerra interna repubblicana

Texas: le primarie democratiche