Impeachment negli Stati Uniti
Domande principali
Che cos'è l'impeachment e da dove trae origine nella Costituzione?
L’impeachment è il procedimento con cui il Congresso può accusare e, eventualmente, rimuovere dall’incarico il Presidente, il Vicepresidente e ogni altro civil Officer of the United States, inclusi i giudici federali. Il potere di avviare l’accusa spetta in via esclusiva alla Camera dei Rappresentanti (Articolo I, Sezione 2), mentre il Senato detiene il potere esclusivo di giudicare («the sole Power to try all Impeachments», Articolo I, Sezione 3); i presupposti sostanziali per la rimozione — tradimento, corruzione o altri high Crimes and Misdemeanors — sono fissati dall’Articolo II, Sezione 4.
Quante volte è stato usato l'impeachment nella storia degli Stati Uniti e con quali esiti?
Dal 1789, la Camera ha avviato procedimenti di impeachment più di sessanta volte, ma solo in una minoranza di casi — circa venti — si è arrivati a un’incriminazione formale approvata dall’Aula: quindici giudici federali, tre Presidenti (Andrew Johnson, Bill Clinton e Donald Trump, quest’ultimo due volte), due Segretari di Gabinetto (William Belknap nel 1876 e Alejandro Mayorkas nel 2024) e un Senatore (William Blount nel 1797). Di questi, solo otto individui — tutti giudici federali — sono stati effettivamente condannati e rimossi dal Senato, mentre in appena tre casi il Senato ha anche disposto l’interdizione perpetua da futuri incarichi federali.
Qual è la differenza tra "impeachment" e "removal" (rimozione)?
Si tratta di due fasi distinte e autonome: l’impeachment corrisponde soltanto alla messa in stato d’accusa da parte della Camera, con voto a maggioranza semplice, e non comporta alcuna conseguenza automatica sulla permanenza in carica. La rimozione effettiva (removal) si verifica solo se il Senato, all’esito del processo, condanna l’accusato con una maggioranza qualificata dei due terzi dei presenti; per questo un Presidente può essere “impeached” dalla Camera e restare comunque in carica, come accaduto in tutti i quattro casi presidenziali della storia americana.
L'impeachment può essere considerato un processo penale?
No: la Costituzione stessa, all’Articolo I, Sezione 3, Clausola 7, precisa che le sanzioni conseguenti a una condanna in sede di impeachment sono limitate alla rimozione dall’incarico e all’eventuale interdizione da future cariche federali, e che tale procedimento non impedisce una successiva incriminazione e un processo penale ordinario per gli stessi fatti. L’impeachment è dunque un istituto politico‑costituzionale sui generis, distinto sia dal procedimento penale sia da quello civile, retto da regole proprie e sottratto al controllo dei tribunali ordinari.
L’impeachment rappresenta, nell’architettura costituzionale degli Stati Uniti, lo strumento supremo di responsabilità politico‑costituzionale previsto per rimuovere dall’ufficio i massimi titolari di cariche federali in caso di gravi violazioni dei doveri inerenti al mandato o di condotte incompatibili con la fiducia pubblica. Disciplina da un lato la messa in stato d’accusa dinanzi alla Camera dei Rappresentanti e, dall’altro, il processo vero e proprio dinanzi al Senato, con esiti che possono condurre alla sola destituzione o, in aggiunta, all’interdizione dai pubblici uffici. La sua collocazione nel testo costituzionale, la prassi storica e l’elaborazione dottrinale ne fanno un istituto di natura ibrida, a metà tra diritto e politica, il cui funzionamento concreto ha conosciuto una progressiva trasformazione nel corso del tempo, fino a diventare uno dei cardini del sistema di checks and balances.
Indice
Definizione e inquadramento giuridico
Formalmente, l’impeachment è il procedimento attraverso il quale la Camera dei Rappresentanti approva, a maggioranza semplice, uno o più articles of impeachment (capi d’accusa) contro un soggetto passibile di tale procedura, mentre il Senato, seduto come Alta Corte di Giustizia (High Court of Impeachment), giudica l’accusato e può, con una maggioranza qualificata dei due terzi dei presenti, dichiararlo colpevole e disporne la rimozione dall’ufficio. La Costituzione individua espressamente i soggetti passivi della procedura nel Presidente, nel Vicepresidente e in tutti gli civil Officers of the United States, categoria che include i membri del Gabinetto e i giudici federali nominati a vita ai sensi dell’Articolo III.
La disciplina positiva dell’istituto è contenuta principalmente nell’Articolo I, che attribuisce alla Camera «the sole Power of Impeachment» e al Senato «the sole Power to try all Impeachments», e nell’Articolo II, Sezione 4, che fissa i presupposti sostanziali per la rimozione: «Treason, Bribery, or other high Crimes and Misdemeanors». L’Articolo I, Sezione 3 precisa inoltre che la condanna in sede di impeachment non preclude la successiva incriminazione e punizione penale per gli stessi fatti, segnando così una netta separazione tra la responsabilità politico‑costituzionale e quella penale ordinaria.
La natura giuridica dell’impeachment è stata qualificata dalla dottrina e dai materiali congressuali come sui generis: non si tratta di un processo penale, né di una causa civile, ma di un procedimento politico‑costituzionale finalizzato alla tutela dell’interesse pubblico attraverso la rimozione e, eventualmente, l’interdizione, non alla punizione detentiva o pecuniaria. Questa caratterizzazione spiega perché le garanzie processuali tipiche del diritto penale (ad esempio, il principio del double jeopardy) non si applichino integralmente all’impeachment, e perché il Senato goda di un ampio margine di discrezionalità nella definizione delle proprie regole processuali.
Le basi costituzionali e i capi d’accusa
Il testo costituzionale e la genesi della clausola
Il testo costituzionale enuncia tre categorie di condotte idonee a fondare la rimozione: il treason (tradimento), la bribery(corruzione) e gli «altri alti crimini e illeciti» (other high Crimes and Misdemeanors). Mentre tradimento e corruzione sono nozioni relativamente definite – il tradimento è peraltro disciplinato anche dall’Articolo III, Sezione 3 – la terza categoria rimane volutamente aperta e indefinita nel testo, lasciando al Congresso e alla prassi il compito di «liquidare» nel tempo il significato della clausola.
La genesi di questa formulazione è documentata dai dibattiti della Convenzione costituzionale del 1787. In una fase avanzata dei lavori, il delegato della Virginia George Mason obiettò che limitare i presupposti dell’impeachment a «treason and bribery only» avrebbe lasciato scoperti «many great and dangerous offenses», inclusi tentativi di «subvert the Constitution». Mason propose inizialmente di aggiungere «maladministration», ma James Madison contestò che si trattava di un termine «too vague», che avrebbe reso il Presidente sostanzialmente dipendente dal gradimento del Senato («equivalent to a tenure during pleasure of the Senate»).
In risposta, Mason riformulò la propria proposta in «other high crimes & misdemeanors against the State», riprendendo una formula già presente nel diritto parlamentare inglese per la rimozione di funzionari esecutivi e giudiziari. La Convenzione accettò questa dizione con un voto di otto Stati contro tre, e un successivo comitato di revisione eliminò le parole «against the State», lasciando la definizione di «high crimes and misdemeanors» particolarmente aperta e suscettibile di interpretazione.
L’interpretazione dottrinale di «high Crimes and Misdemeanors»
La dottrina e i materiali congressuali concordano nel ritenere che l’espressione high Crimes and Misdemeanors non si limiti ai reati penalmente perseguibili, ma comprenda condotte che, pur non configurando necessariamente un crimine ordinario, ledono gravemente la fiducia pubblica e il corretto funzionamento delle istituzioni. In questa prospettiva, gli high crimes and misdemeanors sono stati interpretati come abusi gravi dei poteri d’ufficio, violazioni sistematiche dei doveri fiduciari inerenti alla carica, corruzione, negligenza colposa o dolosa nell’esercizio delle funzioni, e più in generale ogni comportamento che danneggi lo Stato e le istituzioni governative.
Alcuni autori sottolineano come la nozione ricalchi l’eredità del diritto parlamentare inglese, dove l’impeachment era diretto contro «misdeeds committed by public officials against the state», ossia offese politiche allo Stato più che reati comuni. I Federalist Papers, in particolare i numeri 65 e 66 di Alexander Hamilton, descrivono l’impeachment come uno strumento per punire «offenses which proceed from the misconduct of public men, or, in other words, from the abuse or violation of some public trust», definendoli come «political» in quanto «relate chiefly to injuries done immediately to the society itself».
Va tuttavia precisato che non esiste una definizione legislativa vincolante della clausola: il suo contenuto è stato plasmato dalle indagini e dalle relazioni delle commissioni della Camera, dai dibattiti congressuali e dalla prassi degli impeachment stessi, in un processo di «liquidazione» storica più che giurisprudenziale, dato che i tribunali ordinari si sono tradizionalmente astenuti dal sindacare nel merito le scelte del Congresso in materia. Questa «political question doctrine» ha lasciato al Congresso un margine di apprezzamento ampio, sebbene vincolato dalla soglia elevata dei due terzi al Senato.
Il caso di William Blount (1797‑1799)
Il primo esercizio del potere di impeachment nella storia degli Stati Uniti non riguardò un membro dell’Esecutivo o della magistratura federale, bensì un senatore: William Blount, del Tennessee. Il suo caso, sviluppatosi tra il 1797 e il 1799, non solo inaugurò la prassi dell’impeachment dinanzi al Congresso, ma sollevò anche questioni fondamentali circa l’ambito soggettivo della clausola costituzionale, in particolare circa la nozione di civil Officer of the United States e la conseguente assoggettabilità dei membri del Congresso a tale procedura.
La “Blount Conspiracy” e l’espulsione dal Senato
William Blount, già governatore del Territorio a sud dell’Ohio e poi uno dei primi senatori del Tennessee, fu coinvolto in quello che la storiografia ha convenuto di chiamare “Blount Conspiracy”. Nel 1797, il Presidente John Adams trasmise al Congresso una lettera e altri documenti che rivelavano un piano, elaborato da Blount insieme a un agente indiano, John Chisholm, e ad altri complici, per organizzare una spedizione militare contro i territori spagnoli della Louisiana e della Florida. Il disegno prevedeva il coinvolgimento di miliziani di frontiera e di tribù indigene (in particolare Cherokee e Creek), con il supporto britannico, al fine di strappare quelle province alla Spagna e farle passare sotto il controllo del Regno Unito.
Le motivazioni di Blount erano in larga misura economiche e geostrategiche: egli temeva che la Francia potesse ottenere dalla Spagna il controllo della Louisiana e del Mississippi, deprezzando così le ingenti proprietà terriere che possedeva nel Sud‑ovest; al contempo, contava che un passaggio di sovranità a favore della Gran Bretagna avrebbe garantito ai commercianti americani la libera navigazione del Mississippi e l’accesso al porto di New Orleans. Il piano violava palesemente la politica di neutralità degli Stati Uniti e il Neutrality Act del 1794, oltre a mettere a rischio le relazioni con la Spagna, con cui era stato appena concluso il trattato di Pinckney (1795), che regolava i confini e la navigazione fluviale.
Di fronte a queste rivelazioni, il Senato agì rapidamente: il 4 luglio 1797 adottò una risoluzione per sospendere Blount dalle funzioni senatoriali e il 5 luglio lo espulse con un voto di 25‑1, per “disloyalty to the United States”. L’espulsione, fondata sul potere disciplinare interno del Senato, precedette di due giorni l’impeachment vero e proprio, avviato invece dalla Camera.
L’impeachment e gli articoli di accusa
Il 7 luglio 1797, la Camera dei Rappresentanti votò, con 41 voti contro 30, una risoluzione per mettere in stato d’accusa Blount per “high crimes and misdemeanors”. Si trattava del primo esercizio del potere di impeachment da parte della Camera, in un contesto in cui alcuni rappresentanti avevano già espresso dubbi sulla possibilità di includere un senatore tra i soggetti passivi della clausola.
Solo in una fase successiva, il 25 gennaio 1798, la Camera approvò cinque articoli di impeachment, poi trasmessi al Senato. Gli articoli contestavano a Blount, tra l’altro, di aver conspirato per organizzare una spedizione militare ostile contro i domini spagnoli in violazione della neutralità statunitense e del Neutrality Act, e di aver cercato di indurre le nazioni Cherokee e Creek a iniziare ostilità contro la Spagna, compromettendo così gli obblighi derivanti dal trattato di Pinckney. La formulazione degli articoli ricalcava la logica della responsabilità per violazione di doveri pubblici e per condotte lesive degli interessi dello Stato, più che la configurazione di reati penali ordinari.
Il processo al Senato e la questione della competenza
Il processo dinanzi al Senato iniziò il 17 dicembre 1798, con Blount che si rifiutò di comparire, pur essendo rappresentato da avvocati. La difesa sollevò due eccezioni preliminari: in primo luogo, che un senatore non fosse un civil officer of the United States ai sensi dell’articolo II, Sezione 4, e quindi non fosse soggetto a impeachment; in secondo luogo, che, essendo già stato espulso e non ricoprendo più alcuna carica federale, Blount non potesse più essere considerato un “ufficiale” passibile di rimozione.
Il Senato, dopo aver ascoltato le argomentazioni, respinse il 10 gennaio 1799, con un voto di 14‑11, una mozione che dichiarava espressamente Blount un civil officer ai fini della Costituzione. Il giorno successivo, 11 gennaio 1799, con un identico scarto di 14‑11, il Senato adottò una risoluzione con cui dichiarava di non dover esercitare la propria giurisdizione sul procedimento e dispose il licenziamento dell’impeachment. L’ordine di archiviazione non specificava nel dettaglio le ragioni giuridiche della decisione, ma il voto sulla qualifica di civil officer lascia intendere che il Senato abbia ritenuto, in via sostanziale, che i membri del Congresso non rientrassero nella categoria dei soggetti passibili di impeachment.
Significato costituzionale del precedente Blount
Il caso Blount ha avuto un peso duraturo nella comprensione dell’impeachment sotto almeno due profili. In primo luogo, ha contribuito a consolidare l’orientamento secondo cui i membri del Congresso non sono civil Officers of the United States ai fini della clausola di impeachment, e pertanto non possono essere sottoposti a tale procedura; da allora, nessun membro del Congresso è più stato incriminato dalla Camera. In secondo luogo, ha alimentato il dibattito sulla possibilità di processare soggetti che abbiano già lasciato l’ufficio: la difesa di Blount aveva infatti insistito sulla sua condizione di ex senatore, e parte dei senatori che votarono per l’archiviazione potrebbero essere stati influenzati anche da questo argomento, pur in assenza di una motivazione esplicita.
La prassi successiva, in particolare nel caso Belknap (1876) e nel secondo impeachment di Donald Trump (2021), ha riproposto la questione della competenza del Senato a giudicare ex funzionari, mostrando come il precedente Blount resti un punto di riferimento, sebbene non definitivo, per la delimitazione dell’ambito soggettivo dell’impeachment.
Il procedimento costituzionale
Fase di incriminazione dinanzi alla Camera dei Rappresentanti
La procedura ha inizio nella Camera dei Rappresentanti, che esercita una funzione analoga a quella di un gran giurì politico. In via ordinaria, la commissione competente – tipicamente la House Judiciary Committee – conduce un’indagine preliminare (impeachment inquiry), raccoglie prove, sente testimoni e può tenere udienze pubbliche. La Camera può adottare una risoluzione che autorizza formalmente l’indagine (impeachment authorizing resolution), attribuendo alla commissione poteri investigativi supplementari, oppure può avviare l’istruttoria sulla base delle proprie regole interne.
Al termine dell’istruttoria, la commissione redige uno o più articles of impeachment, ciascuno dei quali descrive una specifica condotta addebitata all’ufficiale e la qualifica come rientrante nei presupposti costituzionali. Per legge interna e prassi consolidata, un articolo è approvato quando ottiene la maggioranza semplice dei membri della Camera presenti e votanti; una volta approvato anche un solo articolo, l’ufficiale è formalmente «impeached», cioè messo in stato d’accusa.
Dopo l’approvazione degli articoli, la Camera adotta risoluzioni per nominare un gruppo di managers (deputati incaricati di sostenere l’accusa nel processo senatoriale), per notificare al Senato l’avvenuta adozione degli articoli e per autorizzare i managers a preparare e condurre il processo. La Costituzione non prescrive nel dettaglio le modalità dell’indagine, lasciando alla Camera ampia discrezionalità regolamentare, esercitata attraverso risoluzioni e regole interne.
Fase processuale dinanzi al Senato
Il Senato detiene «the sole Power to try all Impeachments» e, una volta ricevuti gli articoli dalla Camera, si costituisce in Alta Corte di Giustizia (High Court of Impeachment). I senatori prestano giuramento o affermazione solenne e assumono il ruolo di giudici‑giurati, mentre la direzione del processo è affidata a un presidente (Presiding Officer). In tutti i casi di impeachment presidenziale, la Costituzione impone che a presiedere sia il Chief Justice della Corte Suprema, a differenza degli altri procedimenti, nei quali presiede di norma il Vicepresidente in quanto Presidente del Senato.
Il processo si svolge secondo regole approvate dal Senato, note come Rules of Procedure and Practice in the Senate when sitting on Impeachment Trials. Il Presiding Officer dirige tutte le forme di procedimento, può decidere su questioni di prova (rilevanza, materialità, ridondanza) e, se il Senato lo ordina, può nominare un comitato di senatori per ricevere prove e testimonianze in sede separata. Le argomentazioni sono presentate in aula dai managers della Camera e dai difensori dell’accusato; i senatori possono sottoporre domande per iscritto, che vengono lette dal Presiding Officer.
Il Senato può decidere di ammettere prove documentali, ascoltare testimoni e consentire arringhe delle parti. I testimoni sono esaminati prima dalla parte che li ha richiesti e poi contro‑esaminati dall’altra parte, secondo la regola XVII delle norme processuali senatoriali. Al termine, il Senato vota su ciascun articolo: la condanna richiede il concorso di almeno due terzi dei senatori presenti.
In caso di condanna anche su un solo articolo, l’ufficiale è automaticamente rimosso dall’ufficio; il Senato può poi, con votazione separata a maggioranza semplice, disporre l’interdizione dal ricoprire in futuro cariche federali. La pena è dunque esclusivamente politica e istituzionale: l’impeachment non comporta sanzioni detentive né pecuniarie, le quali restano eventualmente affidate alla giurisdizione penale ordinaria.
Precedenti storici e casistica
Procedimenti presidenziali
Nella storia degli Stati Uniti, la Camera ha approvato articoli di impeachment contro tre Presidenti: Andrew Johnson (1868), Bill Clinton (1998), Donald Trump (2019 e 2021). In tutti e quattro i casi il Senato ha espresso un verdetto di non colpevolezza, così che nessun Presidente è stato rimosso mediante impeachment.
Andrew Johnson (1868)
Andrew Johnson, diciassettesimo Presidente, fu messo in stato d’accusa il 24 febbraio 1868, al culmine di un aspro conflitto con il Congresso sulla ricostruzione del Sud dopo la guerra civile. La causa immediata fu la rimozione del Segretario alla Guerra Edwin Stanton, effettuata da Johnson in violazione del Tenure of Office Act, una legge che richiedeva l’approvazione del Senato per la destituzione di alcuni funzionari.
La Camera approvò undici articoli di impeachment, incentrati principalmente sulla violazione di tale legge e su altri presunti abusi di potere. Il processo si svolse al Senato tra marzo e maggio 1868. Il 16 maggio, il Senato votò sull’articolo XI (e in seguito su altri due articoli), esprimendo 35 voti per la condanna e 19 per l’assoluzione: un solo voto in meno rispetto alla maggioranza dei due terzi allora necessaria. Il 26 maggio il Senato assolse Johnson anche sugli altri articoli e sciolse la Corte di impeachment, lasciando il Presidente in carica.
Bill Clinton (1998‑1999)
Bill Clinton fu incriminato dalla Camera nel dicembre 1998 per falsa testimonianza (perjury) e ostacolo alla giustizia (obstruction of justice) in relazione alle indagini del procuratore speciale Kenneth Starr sul caso Lewinsky. La Camera approvò due articoli: il primo per perjury davanti a un gran jury federale, il secondo per obstruction of justice.
Il processo si svolse al Senato tra gennaio e febbraio 1999. Il 12 febbraio, il Senato espresse un verdetto di non colpevolezza su entrambi gli articoli: 45 senatori votarono per la condanna e 55 per l’assoluzione sull’articolo I (perjury), mentre sull’articolo II (obstruction) il voto fu perfettamente pari, 50‑50. In entrambi i casi, la soglia dei due terzi (67 voti) non fu raggiunta, e Clinton fu assolto e rimase in carica.
Donald Trump: primo impeachment (2019‑2020)
Donald Trump è stato il terzo Presidente a essere incriminato dalla Camera. Il 18 dicembre 2019, la Camera approvò due articoli di impeachment: il primo per abuso di potere (abuse of power), il secondo per ostacolo al Congresso (obstruction of Congress). Le accuse riguardavano le pressioni esercitate sul governo ucraino affinché avviasse indagini su Joe Biden e suo figlio Hunter, e il rifiuto di ottemperare ai subpoena congressuali durante l’inchiesta.
Il processo si svolse al Senato tra gennaio e febbraio 2020. Il 5 febbraio, il Senato assolse Trump su entrambi gli articoli: 52 senatori votarono «not guilty» e 48 «guilty» sull’abuso di potere (con il solo senatore repubblicano Mitt Romney tra i favorevoli alla condanna), mentre 53 votarono «not guilty» e 47 «guilty» sull’ostacolo al Congresso. Nessun Presidente era mai stato assolto con un voto così polarizzato lungo linee partitiche.
Donald Trump: secondo impeachment (2021)
Donald Trump è il primo e unico Presidente nella storia statunitense a essere stato incriminato due volte. Il 13 gennaio 2021, una settimana dopo gli eventi del 6 gennaio 2021, la Camera approvò un unico articolo di impeachment per «incitement of insurrection» (incitamento all’insurrezione), con 232 voti favorevoli e 197 contrari, inclusi 10 repubblicani tra i favorevoli.
Il processo si svolse al Senato dopo che Trump aveva già lasciato la carica, sollevando un dibattito sulla competenza del Senato a giudicare un ex Presidente. Il 13 febbraio 2021, il Senato espresse un verdetto di non colpevolezza con 57 voti favorevoli alla condanna e 43 contrari: pur essendo la prima volta in cui una maggioranza di senatori votò per la condanna in un procedimento presidenziale (con 7 repubblicani che si unirono a tutti i 50 democratici), la soglia dei due terzi (67 voti) non fu raggiunta. Di conseguenza, Trump fu assolto e il Senato non poté procedere a un’eventuale interdizione futura.
Richard Nixon (1974)
Richard Nixon, pur non essendo stato formalmente incriminato dalla Camera in seduta plenaria, rappresenta un caso emblematico. Nel 1974, a seguito dello scandalo Watergate, la Commissione Giustizia della Camera approvò tre articoli di impeachment per ostacolo alla giustizia, abuso di potere e rifiuto di ottemperare ai subpoena della Commissione. Di fronte alla quasi certezza dell’approvazione degli articoli da parte della Camera e di una probabile condanna senatoriale, Nixon rassegnò le dimissioni il 9 agosto 1974. La Camera decise, quindi, di non proseguire con la risoluzione di impeachment.
Giudici federali
Oltre ai Presidenti, l’impeachment è stato utilizzato principalmente contro giudici federali. Secondo i dati del Federal Judicial Center, nel corso della storia sono stati messi in stato d’accusa quindici giudici federali; otto sono stati condannati e rimossi, quattro assolti e tre si sono dimessi nel corso del procedimento.
Le accuse hanno spaziato da condotte arbitrarie e oppressive nell’esercizio della funzione giurisdizionale a ubriachezza in udienza, rifiuto di tenere udienze e, in un caso estremo, adesione alla Confederazione durante la guerra civile. Tra i casi più noti figurano il giudice della Corte Suprema Samuel Chase (assolto nel 1805 nonostante accuse di parziale politicizzazione delle udienze), il giudice Harry Claiborne (condannato e rimosso nel 1986 dopo una condanna penale per evasione fiscale) e il giudice Walter Nixon (condannato e rimosso nel 1989 per falsa testimonianza). La prassi dimostra che, sebbene meno visibile mediaticamente, l’impeachment dei giudici ha costituito uno strumento concreto di controllo sulla condotta giudiziaria, soprattutto in casi di gravi illeciti penali o di palese inadeguatezza funzionale.
Membri del Gabinetto
Per quanto riguarda i membri del Gabinetto, il caso più noto è quello del Segretario alla Guerra William W. Belknap, dimessosi nel 1876 poco prima che la Camera approvasse articoli di impeachment per corruzione legata allo scandalo dei trader posts nei forti di frontiera. La Camera procedette comunque all’incriminazione all’unanimità, approvando cinque articoli che lo accusavano di aver ricevuto pagamenti in cambio della nomina di un gestore di un posto commerciale in territorio indiano.
Il Senato votò 37‑29 a favore della propria competenza a giudicare un ex funzionario, ma, al momento della votazione sugli articoli, nessun articolo raggiunse la soglia dei due terzi: i voti per la condanna furono 35, 36, 36, 36 e 37, a fronte dei 40 necessari. Belknap fu quindi assolto, sebbene una chiara maggioranza di senatori lo ritenesse colpevole nel merito; alcuni senatori precisarono di aver votato per l’assoluzione solo per dubbi sulla competenza del Senato a giudicare un privato cittadino. Questo caso ha alimentato un duraturo dibattito dottrinale sulla possibilità di processare soggetti già dimissionari, tema riemerso in occasione del secondo impeachment di Trump.
Nel febbraio del 2024 il Partito Repubblicano ha approvato una mozione di impeachment nei confronti del Segretario alla Sicurezza Nazionale Alejandro Mayorkas, accusandolo di “volontario e sistemico rifiuto nell’applicazione della legge” per quanto riguardava le leggi sull’immigrazione e la fiducia dell’opinione pubblica. Nell’aprile del 2024, il Senato ha dismesso gli articoli di impeachment con un punto all’ordine del giorno, stabilendo che gli articoli di incriminazione non fossero in linea con la Costituzione, in quanto mancava una base criminale per l’imputazione.
Natura dell’istituto e profili di diritto comparato
Un primo profilo distintivo riguarda la separazione tra la fase di incriminazione (impeachment in senso stretto) e quella di condanna e destituzione (removal). L’approvazione degli articoli da parte della Camera determina solo lo stato d’accusa; la rimozione effettiva dipende esclusivamente dalla condanna senatoriale a maggioranza qualificata. Questa bipartizione riflette la volontà dei Padri Fondatori di bilanciare la necessità di un controllo politico rigoroso con garanzie procedurali elevate a tutela degli accusati, specialmente quando si tratti del Presidente.
Un secondo aspetto cruciale è il rapporto tra impeachment e giurisdizione penale. La Costituzione stabilisce espressamente che la condanna in sede di impeachment non esclude la responsabilità penale per gli stessi fatti, e la dottrina conferma che il principio del double jeopardy non si applica tra procedimento di impeachment e processo penale. La ragione risiede nella diversa natura delle due procedure: l’impeachment è un procedimento sui generis, né civile né penale, ma essenzialmente politico, finalizzato alla tutela dell’interesse pubblico attraverso la rimozione e, eventualmente, l’interdizione, non alla punizione detentiva o pecuniaria.
In prospettiva comparata, l’impeachment statunitense si distingue da molti istituti analoghi presenti in altri ordinamenti per il ruolo centrale assegnato al legislatore bicamerale, per la soglia elevata di condanna e per la netta separazione tra responsabilità politica e penale. Mentre in alcuni sistemi la messa in stato d’accusa del capo dello Stato o dei ministri è affidata a corti costituzionali o a procedure miste, negli Stati Uniti il processo resta interamente nelle mani del Congresso, con un margine di discrezionalità politica ampia e un controllo giurisprudenziale molto limitato.
Questa architettura riflette la scelta dei Costituenti di affidare a un organo elettivo e politicamente responsabile il compito di giudicare i massimi funzionari, in coerenza con la visione hamiltoniana dell’impeachment come rimedio contro «offenses which proceed from the misconduct of public men» e come strumento di difesa della società contro abusi di potere.
Evoluzione storica e polarizzazione
Fino alla metà del XX secolo, l’impeachment è stato uno strumento eccezionale, utilizzato in numero limitato di casi e percepito come extrema ratio per condotte di particolare gravità. A partire dagli anni Sessanta, e soprattutto negli ultimi decenni, la prassi ha mostrato un incremento significativo del ricorso a indagini e procedure di impeachment, sia contro giudici federali sia, in maniera più visibile, contro Presidenti. Alcuni studiosi parlano, a questo proposito, di una «età dell’impeachment», caratterizzata dalla trasformazione dell’istituto da meccanismo di tutela costituzionale a risorsa di scontro politico tra maggioranze congressuali ed Esecutivo.
Questa evoluzione si è accompagnata a una crescente polarizzazione partitica. I procedimenti contro Johnson, Clinton e Trump sono stati tutti contrassegnati da forti divisioni di partito, con la Camera e il Senato spesso controllati da maggioranze opposte e con voti di condanna o assoluzione che hanno ricalcato, in larga misura, le appartenenze ai singoli partiti. Nel caso di Johnson, la vicinanza di alcuni senatori repubblicani moderati alla posizione del Presidente fu determinante per l’assoluzione; nei casi di Clinton e Trump, invece, la coesione interna è stata pressoché totale, con pochissimi cross‑over tra le file dell’opposizione.
La ripetuta minaccia di avviare procedimenti di impeachment in contesti di forte conflitto politico ha alimentato un dibattito dottrinale sulla tenuta dell’istituto: da un lato, vi è chi teme un suo svilimento a mero strumento di lotta politica; dall’altro, chi sottolinea come la rigidità delle garanzie procedurali (maggioranza semplice alla Camera, due terzi al Senato) continui a funzionare da freno strutturale, impedendo rimozioni puramente partitiche. In questo quadro, l’impeachment resta un istituto cardine del sistema di checks and balances statunitense: la sua esistenza segnala che nessun titolare di carica federale è al di sopra della Costituzione, ma la sua concreta attivazione dipende in larga misura dagli equilibri politici e dalla capacità delle maggioranze congressuali di costruire coalizioni trasversali sufficienti a raggiungere le soglie costituzionali.
