Ep. 12: Il Generale: Eisenhower e la spaccatura conservatrice del Partito Repubblicano

Alla convention repubblicana di Chicago del 1952, due visioni del Partito Repubblicano si scontrarono direttamente: quella isolazionista e conservatrice di Robert Taft, e quella internazionalista e moderata di Dwight Eisenhower, con quest’ultimo che prevalse.

Questo episodio racconta la presidenza di Eisenhower e la spaccatura conservatrice che ne accompagnò ogni fase: dalla convention del 1952 al discorso d’addio del 1961, passando per la desegregazione delle scuole, l’Emendamento Bricker e la nascita del movimento conservatore americano.

Due repubblicanesimi

Robert Taft rappresentava la Vecchia Guardia (Old Guard) del Partito: poche tasse, dazi doganali, opposizione ai sindacati, diffidenza verso l’espansione del Governo federale, isolazionismo in politica estera.

Eisenhower incarnava invece un repubblicanesimo diverso, più vicino alla tradizione dei Liberal Republican. Aveva visto la Grande Depressione cambiare per sempre il rapporto tra cittadini e Stato, e non condivideva più l’idea che ogni richiesta di intervento federale fosse sinonimo di socialismo. Da comandante delle forze alleate nella Seconda Guerra Mondiale, era arrivato a una convinzione precisa: i conflitti globali nascevano spesso da società destabilizzate dalle disuguaglianze economiche, e gli Stati Uniti avevano il compito di esportare nel mondo il proprio modello di opportunità economica.

Con Truman politicamente indebolito, la convention repubblicana di Chicago sarebbe stata decisiva non solo per il Partito, ma per l’orientamento della politica estera americana nella Guerra Fredda.

La convention del 1952

Lo scontro decisivo si giocò però dentro la convention. Al primo scrutinio, Eisenhower raccolse 595 delegati, nove in meno della soglia necessaria e i delegati incerti si spostarono rapidamente verso di lui. Come candidato Vicepresidente venne scelto il senatore della California Richard Nixon, fervente anticomunista, una scelta pensata per accontentare l’ala taftiana. Non bastò: molti taftiani interpretarono la nomination di Eisenhower come un tradimento dei principi repubblicani.

I democratici, riuniti anch’essi a Chicago, nominarono al terzo scrutinio il Governatore dell’Illinois Adlai Stevenson, con John Sparkman dell’Alabama come Vicepresidente.

La campagna elettorale

La campagna si svolse sullo sfondo della Paura Rossa: lo stallo della guerra di Corea e le accuse di McCarthy alimentavano il timore di un’avanzata comunista, mentre l’inflazione elevata indeboliva la posizione dei democratici. A 61 anni, considerato anziano per gli standard dell’epoca, Eisenhower condusse una campagna intensissima, viaggiando in treno e in aereo e sfruttando per la prima volta in modo sistematico la televisione per messaggi elettorali semplici e diretti.

Eisenhower vinse 39 Stati e 442 voti elettorali, conquistando anche roccaforti democratiche come Florida, Texas e Virginia. I repubblicani ottennero sei milioni di voti in più dei democratici e riconquistarono anche il controllo del Congresso.wikipedia+1

Un partito diviso su due fronti

La vittoria elettorale non risolse la frattura interna. Nel primo messaggio al Congresso, Eisenhower chiese la riduzione del debito pubblico, il pareggio di bilancio e il contenimento dell’inflazione come priorità, promettendo riduzioni fiscali solo una volta raggiunti questi obiettivi. Al tempo stesso, difese il diritto dei lavoratori alla contrattazione collettiva e chiese salari adeguati al costo della vita. Sostenne la necessità di reti di protezione sociale per disoccupati, anziani e malati, e — riprendendo un tema caro a Lincoln e a Theodore Roosevelt — il diritto all’istruzione.

Chiese al Congresso di istituire il Dipartimento della Salute, dell’Istruzione e del Welfare. Dopo che i democratici riconquistarono il Congresso alle midterm del 1954, Eisenhower collaborò con loro per estendere i programmi di welfare. Nel 1956 il Congresso approvò il Federal Aid Highway Act, un investimento da 25 miliardi di dollari per costruire 66mila chilometri di autostrade — il più grande programma infrastrutturale della storia americana fino a quel momento, che generò un intero indotto economico di motel, ristoranti e stazioni di servizio.

La politica estera della Guerra Fredda

Sul fronte internazionale, Eisenhower minacciò l’uso dell’arma atomica per costringere la Cina, alleata di Pyongyang, a convincere la Corea del Nord ad accettare l’armistizio del 1953, ancora oggi in vigore. In Indocina, sostenne inizialmente la Francia contro le forze comuniste locali, subentrando progressivamente dopo la sconfitta francese a Dien Bien Phu. In Iran, autorizzò la CIA a collaborare con i britannici per rovesciare il primo ministro Mohammad Mosaddeq, che aveva nazionalizzato l’industria petrolifera, temendo che il Paese scivolasse nella sfera d’influenza sovietica.

Il 12 gennaio 1954, il Segretario di Stato John Foster Dulles annunciò la dottrina della Massive Retaliation: qualsiasi attacco convenzionale sovietico avrebbe potuto essere seguito da una rappresaglia nucleare massiccia, non graduale.

Eisenhower e i diritti civili

Se il comunismo andava combattuto anche sul piano dell’immagine internazionale, la segregazione razziale rappresentava una debolezza che i regimi comunisti potevano sfruttare per accusare gli Stati Uniti di ipocrisia.

Appena entrato in carica, Eisenhower eliminò la segregazione nelle scuole del Distretto di Columbia, nelle basi militari e navali, e fece pressione sulle imprese che avevano contratti federali perché facessero altrettanto, pena la perdita dei contratti. Il suo raggio d’azione iniziale era limitato agli ambiti federali, ma scelse di agire anche sulla Corte Suprema: nell’ottobre 1953 nominò come Chief Justice Earl Warren, popolare governatore repubblicano della California, dopo vent’anni in cui tutti i giudici della Corte erano stati nominati da presidenti democratici.

Il 17 maggio 1954, la Corte Suprema emise all’unanimità la sentenza Brown v. Board of Education, che dichiarò incostituzionale la segregazione scolastica. Per applicare la sentenza davanti alle resistenze locali, la Casa Bianca nazionalizzò la Guardia Nazionale dell’Arkansas e inviò la 101ª Divisione Aviotrasportata per garantire l’ingresso in sicurezza degli studenti. Fu la prima volta, dalla fine della Ricostruzione, che un presidente repubblicano inviava l’esercito federale nel Sud per far rispettare i diritti degli afroamericani.

Il maccartismo e la sua caduta

Il 1953 vide anche l’apice dell’attività di Joseph McCarthy, che estese le proprie accuse anche a funzionari dell’Amministrazione Eisenhower, spesso sulla base di prove inconsistenti. Parte della retorica si concentrò anche sull’attacco nei confronti dell’orientamento sessuale, sostenendo che la presenza di omosessuali negli apparati federali costituisse un rischio per la sicurezza nazionale, presentandoli come ricattabili e emotivamente instabili.

Il punto di rottura arrivò quando McCarthy attaccò l’esercito, accusandolo di favoritismi. A differenza delle udienze precedenti, condotte privatamente, le udienze Army-McCarthy del 1954 furono trasmesse in diretta televisiva. Circa 20 milioni di americani lo videro attaccare, evadere le domande e tentare di screditare un avvocato dell’esercito. Nel dicembre 1954 il Senato votò la condanna formale di McCarthy, che morì due anni e mezzo dopo, a 48 anni.

La nascita del conservatorismo americano

Dopo la morte di Taft nel 1953, la sua corrente trovò nuovi alleati nei think tank libertari, contrari a ogni forma di regolamentazione economica e di tassazione. Nel 1955, William F. Buckley fondò la rivista National Review, che riprendeva lo stile polemico di McCarthy per attaccare chiunque non condividesse l’idea di un Governo federale minimo. Questa nuova corrente prese il nome di Conservatorismo americano.

La sentenza Brown v. Board of Education diede a questa corrente l’occasione che cercava: molti bianchi poveri, favorevoli alle politiche economiche conservatrici, non erano disposti ad accettare la stessa apertura verso i vicini afroamericani. Furono gli anni delle grandi mobilitazioni per i diritti civili e della Dichiarazione dei principi costituzionali, il cosiddetto Southern Manifesto, con cui la stragrande maggioranza dei parlamentari del Sud (con le eccezioni di Lyndon Johnson e dello speaker Sam Rayburn) definì incostituzionale la sentenza della Corte Suprema.

Per il National Review, quanto stava accadendo era una redistribuzione della ricchezza a favore della popolazione nera attraverso il Governo federale — e quindi, nella loro lettura, una forma di comunismo.

L’espansione del movimento conservatore

L’anticomunismo e l’opposizione all’integrazione razziale permisero al movimento conservatore di radicarsi in due regioni: il Sud, in modo prevedibile, ma anche l’Ovest.

Durante la Seconda guerra mondiale, il Governo aveva investito massicciamente nell’industria della difesa in queste due aree, lontane dalla costa più esposta a un eventuale attacco. Con l’inizio della Guerra Fredda, questi investimenti non si fermarono, ma crebbero: tra il 1950 e il 1959 i contratti con l’industria della difesa aumentarono del 246%, raggiungendo 228 miliardi di dollari annui, in gran parte destinati alla California, dove Los Angeles passò da un milione e mezzo di residenti nel 1940 a sei milioni nel 1960.

Paradossalmente, molte delle persone che beneficiavano economicamente di questa spesa pubblica la percepivano come un’ingerenza statale illegittima, senza collegare il proprio benessere al finanziamento federale che lo rendeva possibile.

Il discorso d’addio

Eisenhower stesso, che aveva autorizzato questa espansione per ragioni strategiche, ne osservava la crescita con crescente inquietudine. Nel gennaio 1961, nel discorso di addio alla nazione, dedicò ampio spazio al rischio rappresentato dal legame sempre più stretto tra industria bellica e Governo federale — il cosiddetto complesso militare-industriale. Tre milioni e mezzo di persone lavoravano direttamente in quel settore, e molte altre ne dipendevano indirettamente. Eisenhower avvertì che queste imprese esercitavano pressioni economiche, politiche e persino culturali capaci di minacciare le libertà democratiche, e propose un approccio orientato al disarmo bilanciato — l’opposto della linea assolutista promossa dal movimento conservatore.

Il movimento tentò comunque di orientare la convention repubblicana del 1960, ma dovette accontentarsi della candidatura di Richard Nixon — considerato un moderato. Le elezioni si conclusero con la vittoria di John Fitzgerald Kennedy, in circostanze che non furono mai del tutto chiarite e sulle quali lo stesso Eisenhower nutrì dubbi. Per il movimento conservatore, la sconfitta di un candidato moderato come Nixon rappresentava l’occasione per rimodellare il Partito Repubblicano secondo la propria visione.

Show Notes:

Episodio 12: Il Generale (1952-1961)