Ep 07: Let The Rich Get Richer: la crisi del Partito Repubblicano, da Grant a Garfield

Dopo la Guerra Civile, il Partito Repubblicano aveva costruito un Governo federale più forte, abolito la schiavitù e difeso l’espansione dei diritti civili. Ma il partito cominciò presto a cambiare.

Le rivalità personali, le lotte per il controllo delle nomine e il rapporto sempre più stretto con le grandi imprese portarono i repubblicani lontano dalla visione di Lincoln. Da Ulysses S. Grant alla candidatura di Horace Greeley, dalle elezioni contestate del 1876 all’assassinio di James Garfield, questo episodio racconta la crisi del Partito Repubblicano e la sua trasformazione tra gli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento.

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Grant contro Sumner

Nel 1868 il Partito Repubblicano candidò Ulysses S. Grant, il generale che aveva guidato l’Unione alla vittoria nella Guerra Civile. Grant vinse le elezioni contro il democratico Horatio Seymour con il 52,7% del voto popolare e 214 voti elettorali. Fu la prima elezione presidenziale dell’era della Ricostruzione.

Grant era un generale abituato a comandare una struttura gerarchica. Charles Sumner, invece, era un senatore repubblicano del Massachusetts, un oratore e un politico convinto che il Congresso dovesse avere un ruolo centrale nella trasformazione del Paese.

I due appartenevano allo stesso partito, ma avevano idee molto diverse sul modo di esercitare il potere. Grant tendeva a fidarsi degli uomini che aveva scelto personalmente. Sumner considerava il Senato e il Partito Repubblicano come strumenti per portare avanti una precisa agenda politica, soprattutto sui diritti degli afroamericani e sulla Ricostruzione.

Il primo grande conflitto riguardò Santo Domingo. Grant voleva annettere la Repubblica Dominicana agli Stati Uniti per creare una posizione strategica nei Caraibi e rafforzare i commerci americani. Il progetto venne gestito dall’Amministrazione senza coinvolgere davvero Sumner, che presiedeva la Commissione per gli Affari Esteri del Senato e avrebbe dovuto avere un ruolo centrale nell’approvazione della ratifica del trattato.

Sumner interpretò l’esclusione come un affronto personale e istituzionale. Grant, a sua volta, cominciò a rimuovere dagli incarichi gli uomini nominati su indicazione del senatore. La disputa si estese anche al Missouri, dove le due fazioni si confrontarono per il controllo delle cariche pubbliche.

La crisi del Partito Repubblicano cominciò così: non con una grande revisione ideologica, ma con una lotta per il controllo delle nomine, delle istituzioni e della direzione politica.

 

La nascita dei Liberal Republican

L’ala vicina a Sumner iniziò ad attaccare l’Amministrazione Grant su diversi fronti: la gestione della Ricostruzione, l’uso del patronage, la corruzione e il ruolo del Governo federale.

In questa fase si fece strada anche una nuova immagine politica: quella del cowboy. Il cowboy veniva presentato come l’uomo che lavorava, viveva secondo un proprio codice e non chiedeva nulla allo Stato. Era una figura utile per contrapporre l’individuo autonomo a un Governo federale percepito come invadente.

La retorica poteva essere utilizzata anche contro le politiche a favore degli afroamericani. Secondo questa narrazione, il Governo non avrebbe dovuto proteggere i cittadini liberati o finanziare programmi pubblici, perché ogni intervento avrebbe limitato l’autonomia dei singoli e favorito una parte della popolazione.

Nel Missouri, questa opposizione si organizzò fino a diventare una corrente autonoma: i Liberal Republican. Il movimento sosteneva la riforma del Governo, la lotta alla corruzione e una riduzione dell’intervento federale. Di fatto, però, iniziò a comportarsi come un partito separato.

 

Horace Greeley cambia schieramento

Horace Greeley aveva contribuito alla nascita del Partito Repubblicano e per anni aveva sostenuto l’abolizione della schiavitù e il lavoro libero. Anche il suo giornale, il New-York Tribune, era stato una delle voci più influenti dell’area repubblicana. Nel conflitto interno ai repubblicani, però, Greeley si schierò con i Liberal Republican. La sua posizione si spostò progressivamente: il problema non era più soltanto la corruzione dell’Amministrazione, ma l’intero ruolo assunto dal Governo federale dopo la Guerra Civile. Greeley cominciò ad attaccare anche le politiche di Ricostruzione nel Sud e le misure contro il Ku Klux Klan. A suo giudizio, il Governo stava usando le violenze e le intimidazioni come pretesto per mantenere il proprio potere.

La stessa logica venne applicata alle richieste degli operai del Nord. Le rivendicazioni per salari migliori e maggiori tutele venivano descritte come il risultato della pigrizia e dell’assistenzialismo, non come una risposta alla concentrazione della ricchezza e al potere delle imprese.

 

La Comune di Parigi e la paura della rivoluzione

Nel 1871, dopo la sconfitta francese nella guerra contro la Prussia, gli operai di Parigi presero il controllo della città e fondarono la Comune. La reazione della stampa americana fu molto forte: gli eventi vennero raccontati come una rivolta violenta contro la proprietà, la religione e l’ordine sociale.

Negli Stati Uniti, la Comune diventò un termine di paragone per descrivere qualunque programma di redistribuzione della ricchezza o di intervento pubblico. Ogni richiesta di tassare i grandi proprietari, finanziare scuole o sostenere i lavoratori poteva essere presentata come un passo verso una rivoluzione.

La stessa associazione venne usata contro la legislatura della South Carolina, dove gli afroamericani avevano ottenuto il diritto di voto e formato una maggioranza parlamentare. Il Governo statale cercò di aumentare le tasse sui grandi proprietari e di finanziare la ricostruzione.

Per Greeley, Parigi e South Carolina rappresentavano lo stesso pericolo: un Governo nelle mani di gruppi sociali che fino a quel momento erano stati esclusi dal potere. Questa lettura trasformava la lotta per i diritti civili in una minaccia all’ordine economico. Gli afroamericani non venivano più attaccati soltanto per il colore della pelle, ma anche come presunti beneficiari di un sistema pubblico che avrebbe sottratto risorse ai bianchi.

 

Le elezioni del 1872

I Liberal Republican decisero di costruire una coalizione alternativa a Grant in vista delle elezioni del 1872. La piattaforma del nuovo movimento chiedeva riforme amministrative, la fine del patronage e una riduzione del ruolo politico del Governo federale.

Il candidato prescelto fu proprio Horace Greeley. I democratici decisero di sostenerlo invece di presentare un candidato autonomo.

La campagna fu molto più aggressiva rispetto alle precedenti. I sostenitori di Grant presentarono i Liberal Republican come una minaccia per la crescita economica e la stabilità del Paese. I loro avversari associarono invece l’Amministrazione agli scandali e ai rapporti opachi tra imprese e Governo.

Nel frattempo, il Congresso modificò la politica fiscale. Nel giugno del 1872 non estese la tassa sui grandi redditi e preferì ricorrere all’aumento dei dazi. La misura proteggeva l’industria, ma trasferiva una parte maggiore del peso fiscale sui consumatori e sui lavoratori.

La trasformazione del Partito Repubblicano era ormai visibile. La visione secondo cui la crescita degli operai avrebbe prodotto la crescita del Paese lasciava spazio alla difesa delle imprese, dei dazi e degli investitori.

Grant vinse nettamente le elezioni, mentre Greeley morì prima della conclusione formale del Collegio Elettorale. Ma la sua candidatura aveva reso evidente la frattura interna al partito.

 

La crisi del 1873

L’Amministrazione successiva continuò a proteggere le industrie attraverso i dazi e a ridurre le tasse sui redditi più alti. Il Governo evitò di introdurre una regolamentazione significativa del settore privato, anche quando la crisi economica iniziata nel 1873 colpì imprese, banche e lavoratori.

La risposta repubblicana attribuiva spesso la povertà alla pigrizia individuale. La conseguenza politica fu importante: gli operai e i piccoli agricoltori iniziarono a percepire il partito come una forza sempre più vicina agli interessi delle grandi imprese.

Tra il 1874 e il 1875 i democratici conquistarono per la prima volta il controllo della Camera dei Rappresentanti dopo la Guerra Civile. La Ricostruzione aveva indebolito il Partito Democratico nel Sud, ma il cambiamento della politica economica repubblicana stava aprendo nuovi spazi anche nel Nord.

 

Le elezioni del 1876

Le elezioni del 1876 si svolsero in un Paese stanco dopo oltre dieci anni di guerra, Ricostruzione e conflitti politici.

I repubblicani candidarono Rutherford B. Hayes, governatore dell’Ohio e figura di compromesso tra le diverse correnti del partito. I democratici scelsero Samuel J. Tilden, riformista e governatore di New York.

Il risultato fu contestato in Florida, Louisiana e South Carolina, tre Stati in cui le elezioni erano state accompagnate da accuse di brogli e intimidazioni. Anche in Oregon emerse una disputa sulla validità di uno degli elettori presidenziali.

All’epoca la vittoria presidenziale richiedeva 185 voti elettorali. Nessuno dei candidati riuscì a ottenere un risultato incontestabile e il Congresso istituì una Commissione Elettorale composta da quindici membri.

Il voto della Commissione assegnò i venti voti elettorali contestati a Hayes, che vinse così la presidenza con un margine di un solo voto nella Commissione.

 

Il Compromesso del 1877

La soluzione del 1876 è ancora associata al cosiddetto Compromesso del 1877. Secondo la ricostruzione più diffusa, i repubblicani avrebbero ottenuto la presidenza per Hayes in cambio del ritiro delle truppe federali dagli ultimi Stati del Sud ancora sottoposti alla supervisione militare. L’accordo avrebbe inoltre previsto la nomina di un esponente meridionale nel Governo e il sostegno a una ferrovia diretta verso il Sud. In cambio, i democratici meridionali avrebbero accettato la vittoria di Hayes e promesso di rispettare i diritti civili degli afroamericani. La documentazione non consente di descrivere ogni dettaglio dell’accordo come un patto formale e unico. È però certo che l’insediamento di Hayes coincise con il ritiro delle truppe federali e con la fine della fase militare della Ricostruzione. Il Sud tornò rapidamente sotto il controllo dei democratici bianchi. I diritti politici degli afroamericani rimasero formalmente riconosciuti, ma furono sempre più difficili da esercitare.

 

Lo sciopero ferroviario del 1877

Nel luglio del 1877 la Baltimore and Ohio Railroad ridusse i salari del 20%. Lo sciopero si diffuse lungo le linee ferroviarie e raggiunse Maryland, Pennsylvania, Illinois e Missouri.

Fu il primo grande sciopero nazionale degli Stati Uniti. I lavoratori chiedevano di fermare i tagli salariali, ma la protesta venne descritta dai sostenitori delle imprese come una minaccia rivoluzionaria.

L’Amministrazione Hayes inviò l’esercito per ristabilire il traffico ferroviario. La scelta produsse un’immagine destinata a pesare sul futuro del Partito Repubblicano: il Governo federale sembrava usare l’esercito per proteggere le grandi imprese contro i lavoratori. Il Congresso reagì approvando in seguito restrizioni all’uso dell’esercito sul territorio nazionale senza autorizzazione parlamentare. Ma politicamente il danno era già fatto.

 

Garfield, Conkling e la politica delle nomine

Nel 1880 la candidatura repubblicana era contesa tra due fazioni. Gli Stalwart, vicini a Grant e al sistema del patronage, sostenevano una linea più favorevole alle grandi imprese e al controllo delle nomine. Gli Half-Breeds, associati al senatore del Maine James G. Blaine, chiedevano invece una riforma del partito e dell’amministrazione pubblica.

Dopo numerosi scrutini senza un vincitore, emerse il nome di James A. Garfield. Generale dell’Unione e deputato dell’Ohio, Garfield apparteneva a una tradizione repubblicana più vicina alla visione di Lincoln. Non voleva essere candidato, ma la Convention continuò a votarlo.

Al 36° scrutinio Garfield ottenne la nomination. Come vicepresidente venne scelto Chester A. Arthur, uno Stalwart di New York.

Il ticket vinse le elezioni, ma la rivalità interna non si ricompose. Il senatore Roscoe Conkling cercò di controllare le nomine federali nello Stato di New York. Garfield tentò di opporsi e Conkling si dimise dal Senato, convinto che la legislatura statale lo avrebbe rieletto. Non accadde.

La lotta per il patronage diventò così una questione personale e istituzionale insieme.

Il 2 luglio 1881 Charles Guiteau sparò al presidente Garfield nella stazione ferroviaria di Washington. Guiteau era un sostenitore degli Stalwart e riteneva di meritare un incarico pubblico per il proprio contributo alla campagna elettorale.

Dopo l’attentato, Garfield rimase in agonia per settimane. Morì il 19 settembre 1881, non per una ferita immediatamente fatale, ma per le complicazioni provocate dall’infezione e dai tentativi medici di curarlo. Chester A. Arthur divenne Presidente. La sua ascesa sembrò confermare l’idea che il sistema delle nomine e delle ricompense personali avesse portato direttamente alla Casa Bianca. L’opinione pubblica era sconvolta. Arthur mantenne un profilo prudente e non cercò la ricandidatura, mentre la pressione per riformare il servizio pubblico aumentò.

 

Il declino repubblicano

Negli anni successivi il Partito Repubblicano cercò di rimanere al potere rafforzando il controllo sulle istituzioni, sui territori e sulle procedure elettorali. L’ammissione di nuovi Stati avrebbe potuto modificare gli equilibri del Collegio Elettorale e ridurre la dipendenza dalla vittoria nello Stato di New York.

Nel frattempo, migliaia di persone continuavano a raggiungere Washington per ottenere incarichi pubblici. Il patronage era diventato uno dei principali simboli della crisi del partito.

I repubblicani provarono anche a rafforzare la supervisione federale sulle elezioni. Il progetto avrebbe potuto proteggere il voto degli afroamericani nel Sud e contrastare le frodi nei grandi centri urbani del Nord, ma fu percepito dai democratici come uno strumento per mantenere il potere.

Nel 1892 i democratici conquistarono la Casa Bianca, il Senato e la Camera dei Rappresentanti. La vittoria segnò il punto più basso del lungo ciclo repubblicano iniziato con la Guerra Civile.

Nel 1893 esplose il panico finanziario, aggravato dal fallimento della Philadelphia and Reading Railroad e dalla crisi della fiducia nel sistema monetario. La crisi colpì l’Amministrazione democratica di Grover Cleveland, ma i repubblicani la usarono per attaccare le politiche dei democratici. Nel 1894, mentre la disoccupazione e gli scioperi aumentavano, il Governo inviò l’esercito contro i lavoratori coinvolti nelle proteste. I repubblicani tornarono così a presentarsi come il partito dell’ordine e della crescita economica, e riconquistarono il controllo del Congresso.

Ma il partito non era più quello di Lincoln. La difesa del lavoro libero e dell’intervento pubblico aveva lasciato spazio alla protezione delle industrie, alla riduzione delle tasse sui redditi più alti e all’idea che la povertà fosse soprattutto una responsabilità individuale.

Show Notes:

Episodio 7: Il Rinnegato e la Ricostruzione (1868-1894)