La Corte Suprema e l'Aborto: la Sentenza che ha Sconvolto le Midterm 2022

Può una sentenza della Corte Suprema rivoluzionare le elezioni? Sì, è quanto è successo nel 2022. La Corte Suprema, il principale tribunale degli Stati Uniti, arrivò a sconfessa una sua precedente sentenza che riconosceva il diritto all’aborto a livello federale.

Ma come si è arrivati a questo punto? Ne parliamo in questa puntata di Midterm 2022.

La storia di come la Corte Suprema americana abbia cancellato il diritto all’aborto può essere raccontata partendo da molti inizi può essere raccontata partendo da molti inizi: dalla morte del giudice conservatore Antonin Scalia nel 2016, da quella della progressista Ruth Bader Ginsburg nel 2020, o dalla vittoria di Donald Trump. Ma l’inizio più dirompente è forse il 2 maggio 2022, quando il giornale Politico pubblica, in un evento senza precedenti, la bozza di una sentenza destinata a cambiare la storia americana: la Corte Suprema intende abolire il diritto federale all’aborto.

Per capire la portata di questo evento, è necessario comprendere il ruolo della Corte Suprema americana. È il massimo organo giudiziario del paese, composto da nove giudici che, una volta nominati dal Presidente e confermati dal Senato, servono a vita. Questo processo di nomina, un tempo basato su un consenso più ampio, si è trasformato negli ultimi decenni in una feroce battaglia politica. I Presidenti Repubblicani tendono a nominare giudici “originalisti”, che interpretano la Costituzione in modo letterale, mentre i Democratici preferiscono giudici che ne adottano un’interpretazione “estensiva”, riconoscendo diritti non esplicitamente scritti nel testo, come il diritto alla privacy.

È proprio su questo diritto che nel 1973 si fondò la storica sentenza Roe v. Wade, che legalizzò l’interruzione di gravidanza a livello federale. Per quasi cinquant’anni, questa decisione è stata un pilastro della giurisprudenza americana, nonostante i continui tentativi del Partito Repubblicano, a partire dagli anni ’80, di nominarne giudici contrari.

L’escalation finale ha avuto inizio nel 2016, quando il Leader dei Repubblicani al Senato, Mitch McConnell, bloccò la nomina di un giudice scelto da Barack Obama, sostenendo che non si potessero fare nomine nell’anno delle elezioni presidenziali. Un principio che lo stesso McConnell rinnegò nel 2020, quando, alla morte della giudice Ginsburg, accelerò la conferma di Amy Coney Barrett a pochi giorni dal voto, nominata da Donald Trump. Con questa mossa, Trump riuscì a nominare ben tre giudici conservatori, cementando una maggioranza di 6 a 3 all’interno della Corte.

Questa nuova maggioranza ha portato, il 24 giugno 2022, alla sentenza Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization, che ha formalmente ribaltato Roe v. Wade. Secondo la Corte, la Costituzione non conferisce un diritto all’aborto, e la questione deve essere decisa dai rappresentanti eletti nei singoli Stati. L’effetto è stato immediato: decine di stati a guida repubblicana si sono affrettati a vietare o limitare drasticamente l’aborto.

Tuttavia, il Partito Repubblicano ha presto scoperto che una vittoria legale durata quarant’anni poteva trasformarsi in una sconfitta politica. La decisione si è rivelata estremamente impopolare tra la maggioranza degli americani. I Democratici, che sembravano destinati a una pesante sconfitta nelle elezioni di Midterm, hanno trovato un argomento potentissimo per mobilitare il proprio elettorato. I risultati si sono visti subito: i Democratici hanno sovraperformato nelle elezioni suppletive e persino nel conservatore Kansas un referendum per limitare l’aborto è stato respinto a larga maggioranza. La sentenza della Corte Suprema, dunque, non ha solo cancellato un diritto, ma ha anche radicalmente alterato il panorama politico ed elettorale delle Midterm del 2022.

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