Le radici della crisi: dal golpe del 1953 alla rivoluzione del 1979
Per capire le tensioni attuali tra Iran e Stati Uniti bisogna risalire al 1953, quando CIA e servizi segreti britannici appoggiarono il rovesciamento del governo democraticamente eletto di Mohammad Mossadegh, che aveva nazionalizzato il petrolio iraniano sottraendolo al controllo della compagnia che sarebbe poi diventata British Petroleum. Il potere tornò allo Shah, alleato dell’Occidente, che avviò un programma nucleare civile con il sostegno americano: nel 1967 fu costruito un reattore nella Università di Teheran, e nel 1968 l’Iran firmò il Trattato di Non Proliferazione Nucleare.
La traiettoria cambiò radicalmente con la rivoluzione islamica del 1979. Il nuovo regime guidato dall’Ayatollah Khomeini interruppe il programma nucleare, associato all’influenza occidentale, mentre la presa di 52 ostaggi presso l’ambasciata statunitense a Teheran spezzò le relazioni diplomatiche tra i due Paesi, mai più ripristinate. Gli anni successivi furono segnati da sanzioni crescenti, culminate nel 1984 con le misure adottate dopo gli attentati in Libano contro obiettivi statunitensi, attribuiti a gruppi finanziati dall’Iran.
